ovvero
Christa e l'angst
Scritto nel 1979, Nessun luogo. Da nessuna parte è un'altra delle malinconiche gemme di Christa Wolf, ed è la descrizione del supposto incontro (incontro e poi basta, sappiatelo da subito) tra due poeti schiacciati dai tempi, Heinrich von Kleist che
colpito da quest'udito troppo sensibile fugge con pretesti che non gli è concesso penetrare fino in fondo. Senza meta, sembra, segna la lacerata carta d'Europa con la sua traccia bizzarra
e Karoline von Gunderrode, che
confinata in quel cerchio ristretto, meditativa, perspicace, integra, risoluta a vivere per l'immortalità, a sacrificare il visibile all'invisibile.
Entrambi giovani, entrambi moriranno suicidi.
Christa Wolf li fa incontrare nel 1804, a casa di un mercante, dove Kleist viene trascinato dal medico - medico che ha quasi rinunciato a salvarlo dalle crisi nervose - e Gunderrode è portata da alcune amiche, e dove si trovano poche persone, un paio di ragazze (di cui una che ebbe un carteggio con Goethe, la Bettina Brentano), il padrone di casa, e Savigny.
Christa Wolf li fa incontrare nel 1804, a casa di un mercante, dove Kleist viene trascinato dal medico - medico che ha quasi rinunciato a salvarlo dalle crisi nervose - e Gunderrode è portata da alcune amiche, e dove si trovano poche persone, un paio di ragazze (di cui una che ebbe un carteggio con Goethe, la Bettina Brentano), il padrone di casa, e Savigny.
No, dico, Savigny.
L'illetterata Ilde non aveva mai sentito nominare né Kleist né Gunderrode, ma Savigny lo conosceva eccome, essendo per sua ventura una studentessa di giurisprudenza, e Savigny, l'illustre fondatore della Scuola Storica del diritto, se lo figurava come tanti altri giuristi, da sir Blackstone al cardinale De Luca, con la parrucca e i baffi alla Richelieu, e magari anche vecchio e grasso, come tanti professori universitari. Non così.
Il Savigny Christa-style è probabilmente più autentico del mio, ma, miei signori, questo qui sembra Tom Riddle, lo splendido genio che conquista tutti, sicuro e ammantato della propria sicurezza, che
conosce un solo genere di curiosità: la curiosità per quello che è incontestabile, coerente e risolvibile
e respinge, a quanto ho capito, l'amore mezzo nascosto della Gunderrode, che è ben consapevole di quanto il loro rapporto sia "una catena a tre" in cui pezzo importante è la moglie del giurista (sorella di Bettina) e di non avere speranza alcuna, e ci si logora - anche se, ad un certo punto, sembra avere una svolta, sembra superare almeno questo problema.
Ad ogni modo, Madama Wikipedia svela che Gunderrode era tanto amica della futura signora Savigny, e che quando Friedrich Carl Tom Riddle Savigny apparve sulla scena, Gunderrode se ne innamorò e si aspettava una proposta di matrimonio, ma questa giunse alla sua amica; la Gunderrode di Wikipedia ne soffrì, ma poi si sfogò nello scrivere di eroine toste, e qualche anno dopo s'innamorò di un altro tizio, tal Creuzer, che una volta tanto la ricambiava, ma guarda caso era già sposato, e anche se era disposto a divorziare per mettersi con lei, lo scandalo lo spaventava a tal punto da farlo ammalare, e allora la nostra povera Gunderrode - credendo che lui stesse morendo, e volendo morire con lui - si uccise. E varrebbe la pena menzionare che Creuzer guarì.
Ma torniamo al libro.
I due poeti non si conoscono, ma durante l'interminabile pomeriggio in questa compagnia che entrambi vorrebbero abbandonare al più presto, ma nessuno dei due può, si notano, e alla fine si parlano, fanno una passeggiata insieme, in cui esce tutto il dramma di Gunderrode e della condizione femminile, che la schiaccia, e che la porta a chiedere della sorella di Kleist (la chiacchierata Tea Stilton del 1800, ma possessivamente attaccata al fratello), e poi i due poeti si ritrovano sul terreno della disperazione, con Gunderrode che cita un proprio verso, volendo
I due poeti non si conoscono, ma durante l'interminabile pomeriggio in questa compagnia che entrambi vorrebbero abbandonare al più presto, ma nessuno dei due può, si notano, e alla fine si parlano, fanno una passeggiata insieme, in cui esce tutto il dramma di Gunderrode e della condizione femminile, che la schiaccia, e che la porta a chiedere della sorella di Kleist (la chiacchierata Tea Stilton del 1800, ma possessivamente attaccata al fratello), e poi i due poeti si ritrovano sul terreno della disperazione, con Gunderrode che cita un proprio verso, volendo
quel che m'uccide, partorirloe Kleist che finalmente ci spiega il titolo (che in effetti si era intuito abbastanza, cosa strana):
Kleist elenca fra sé gli Stati che conosce, è diventata un'ossessione per lui. Ha imparato che le loro condizioni di vita sono in assoluto contrasto con le sue esigenze. Con buona volontà, con ansiosa fiducia le ha verificate, poi respinte con ripugnanza. Che sollievo quando aveva rinunciato alla speranza in un'esistenza terrena che fosse adatta a lui.
Vita invivibile. Nessun luogo, da nessuna parte.Se questo fosse un tema di scuola, mi verrebbe da citare i dolori di un certo giovine (menzionati, ad un certo punto), e anche le lettere di un altro, ma né Goethe né Foscolo erano tanto prettamente angst: Goethe era troppo preso dal paesaggio, e Foscolo dall'amor di patria, e anche se potrebbero andarci vicini, nessuno dei due si prende la soddisfazione di scrivere di un eroe che
con un brivido di voluttà lui guarda ai meccanismi profondi dell'anima. Chi si abitua a guardare così, a visioni simili, non cade preda a nessun'altra bramosia, non ha bisogno di nessun'altra droga. Neppure dell'amore. E non conoscerà più un'ora sola libera dal senso di colpa.Va anche detto che né Goethe né Foscolo erano così generosi con il lettore da evitargli le normali avvisaglie dell'inizio di un discorso, e i punti interrogativi alla fine delle domande, in un monologo interiore che passa senza avviso da Kleist a Gunderrode, avvolgendo dialoghi e pensieri senza soluzione di continuità, in un tutto unico vagamente filosofico e altamente irritante.
E' lo stesso giochetto di Cassandra e di La città degli angeli, e grazie al cielo è più come il primo che come il secondo, cioè breve, e la pochezza dei segni d'interpunzione è sopportabile.
Se vi piace l'angst, ovvio.
Christa Wolf (1929 – 2011)
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