lunedì 14 maggio 2012

Hyperversum

ovvero
crepa, Timeline!

Quella dei paragoni è una malattia mortale, ne sono ben consapevole, ma ormai ne ho succhiato lo scuro nettare e non c'è più modo di salvarsi. Quindi, sì, Hyperversum sembra tanto Timeline. 

In entrambi abbiamo degli americani che finiscono più o meno impreparati nel Medioevo, e ivi conquistano onore & gloria, nonché la Bella Fanciulla di turno; in entrambi abbiamo qualcuno che nel passato decide di rimanerci, e qualcuno che se ne torna a casa cantando il Te Deum in un francese approssimativo frammisto a latino da fumetto giapponese - ma i paragoni si fermano qui, perché in Hyperversum non abbiamo certi stravolgimenti storici, certe esplosioni e certi complotti moderni: non che qui manchino i fuochi d'artificio e le scene in cui si vede lo sforzo della produzione, ma qui si attacca con cento pagine di noia assoluta, mentre Cecilia Randall (l'autrice, italianissima dietro al nom de plume) ci abbandona alla contemplazione degli addominali dell'Eroe, dottorando in storia medievale che la laurea se l'è pagata lavorando in palestra, e si vede (ci viene presentato come 
davvero alto, con un fisico scolpito dentro la maglietta nera e i jeans
 e tutti non fanno che ricordarci come sia muscoloso, alto e forte - e con lunghi capelli scuri che completano il quadro); dopo questa parte la storia migliora, ma meglio che non corra e vi presenti prima i personaggi.

Partiamo da lui,
- il Rambo posato;
- l'Indiana Jones pieno di sensi di colpa;
- l'amico fraterno (e fratello adottivo, pare) che ti scompiglia i capelli un minuto sì e l'altro pure;
- il palestrato che passa il tempo ammantato nelle regali vestigia dello storico, il capo cosparso della polvere dei secoli e la Musa della Storia che gli mette le maiuscole quando parla, appunto, della Storia;
- quello che vi sfrantumerà i neuroni ripetendo come un mantra l'epiteto che ha affibbiato alla sua bella;
- quello che farà castelli con la polvere dei vostri sfrantumati neuroni ripetendo come un mantra le infinite variazioni et modulazioni dell'epiteto che ha affibbiato alla sua bella;
- quello che schiaccerà con il suo immane ma muscoloso peso i castelli fatti con la polvere dei vostri sfrantumati neuroni dicendovi quanto sia indegno dell'amore della sua bella...

Lui.
Proprio lui. Ian Maayrkas. Dottorando in storia, laureato in storia medioevale, è orfano, ma dalla morte dei genitori è stato accolto nella casa di un caro amico del padre, il colonnello Freeland - e si è ben integrato nella di lui famiglia, come si vede sin dalle prime scene del romanzo.

La storia si apre con Daniel Freeland, il maggiore dei due pargoli di casa Freeland, nonché Best Friend Forever di Ian, studente di fisica e appassionato giocatore di Hyperversum, che sta - ma tu guarda - giocando ad Hyperversum. Hyperversum, che è proprio quella cosa del titolo, è un videogioco di ruolo ambientato nel passato; ci si possono fare partite individuali o di gruppo, ed è proprio durante una di queste che i nostri eroi si ritroveranno nella vecchia Francia.

Daniel stava giocando, dicevo, ma viene interrotto da una telefonata di Ian, di ritorno da un viaggio in Francia, e pronto a fare una partita ad Hyperversum con lui e con un'allegra brigata di amici; qualche pagina per farci godere della pax domestica di casa Freeland, con il colonnello che rimprovera Ian per esser diventato uno storico invece che un soldato, e rivolge poi le sue perorazioni pro militia a Daniel e infine al secondo pargolo, il piccolo Martin dai grandi occhioni verdi (età biologica: tredici; età nella storia: cinque - devo dire, Heidi è anni luce avanti), il tutto chiuso in gloria da scambi d'informazioni sulle fidanzate, una "studentessa di medicina" per Daniel e una "bellissima francese incontrata in biblioteca" per Ian, il che tradotto significa un'inutile piagnona a Freeland, e la miniatura di una tizia morta da otto secoli a Maayrkas.

Anche la futura dottoressa è della partita.
Si chiama Jodie, e piange tanto. Non credo di dover aggiungere altro, ma, se proprio volete, sappiate che quando si troveranno sbalzati nel passato lei passerà il tempo a piangere stringendo la mano del piccolo Martin, non si sa bene perchè.

Sono dei nostri anche Donna, altra studentessa di medicina, e il suo insipido amico Carl; l'utilità di Carl è paragonabile a quella di Jodie, ma lui poverino se la passerà molto peggio: indietro nel tempo non ci si ritroverà con tutti gli altri, ma solo con Donna, che mollerà, e si arrangerà solo soletto cercando d'insegnare ai locali qualche tecnica di produzione d'armi, e verrà poi recuperato dagli altri, rimbrottato ben benino e riportato indietro, senza che il lettore possa avere la benché minima tentazione di ricordarsi cosa faccia nella vita questo qui.

Donna, invece, lei ce la ricordiamo.
E non solo perché ha la tresca con un bel figone d'annata, ma perché é intelligente. No, scusate, Intelligente. In questo volume è l'unico personaggio Intelligente; in tutta la trilogia, è una dei due personaggi Intelligenti, e va detto che l'altro sarebbe un pezzo grosso della Storia, uno che Ian lo ascolta parlare con sguardo adorante, codina per aria, e musichetta mistica a palla.

Donna è un'altra studentessa di medicina, ma si fregia anche del titolo di più bella - no, non le danno la mela, alla fine. E' solo la più bella dell'università (o lo era del liceo? al momento mi sfugge), ed è Intelligente. Poffarre.
Quando Carl se ne scappa, lei viene intrappolata da un manipolo d'inferocite suore medioevali, e sopravvive da sola, e con giusto un calcetto della fortuna riesce a ricongiungersi a Ian e compagnia suonante, e da lì avrà pressochè solo sogni belli.

Ma torniamo alla storia.

Quando finalmente il gruppetto si mette a giocare, panfete, l'Eroe, la Spalla Analfabeta (la magna charta, Daniel! mica ti ho chiesto la capitale del Kazakistan!), l'Inutile Fidanzata e il Tenero Fratellino si fanno ciao nella Francia del 1214, soli in territorio ostile, del quale solo l'eroe parla la lingua; anche Carl e Donna sono naufragati da queste parti, ma ci vorranno centinaia di pagine prima che il lettore lo sappia, perché il punto di vista viene palleggiato solo tra Ian e Daniel, e non è bello.

Perché non fate parlare Donna, ragazzi?
E perché non fate parlare la povera Isa, che forse ha qualcosa da dare al mondo, oltre alle terre e ai riccioli biondi?

L'Eroe e i suoi cercano di farsi strada nel crudele mondo medioevale, e ad un certo punto entrano in un centro abitato e l'eroe ha l'ineffabile istinto di salvare da giusta punizione una miserabile che era entrata in paese senza registrarsi alle porte, e viene frustato, e poi sbattuto in cella con tutti gli altri, ragazza compresa; nonostante sia mezzo morto, Ursus Ian fa tana libera tutti, e nella fuga arriva addirittura a trainare una barchetta (non mi ricordo se con i denti o utilizzando come corda i propri capelli intrecciati, ma siamo da quelle parti), finchè yeah, dei tizi arrivano e iniziano a prostrarsi davanti alla sporca e puzzolente sconosciuta, che ovviamente si rivela essere la più ricca, nobile e potente fanciulla di Francia, che per ringraziarli se li porta al castello.

Una volta lavata e impomatata, la dolce Isabeau de Montmayeur si rivela essere anche la ragazza più bella delle terre emerse, ma tanto lo sapevamo tutti. In fondo, era lei quella nella miniatura di Ian, all'inizio.

La ragazza è la pupilla dell'astutissimo conte Guillaume de Ponthieu, che in realtà è un trentenne - un adolescente, per i canoni d'oggi - ma nei fan trailer viene solitamente reso come un sessantenne, poveretto; Ponthieu ha anche un'altra sfortuna, un fratello minore dal cuor di tenebra con diverse inclinazioni politiche, insinuategli dal vile mentore quando era solo un ragazzo, e che per poco non procurava alla famiglia una bella damnatio memoriae lasciandoci anche le penne, e per scongiurare i rischi il fratellone prende e lo sbatte in monastero, da cui però decide di tirarlo fuori per fargli sposare Isa e unire terre e patrimoni.

Il mefistofelico giovane Jean, che mai lascia l'ombra del suo mantello bianco, arriva quindi tra le chiare mura del castello di Isa, e con la di lei persona viene spedito dal vescovo, accompagnato da due monaci, gente varia e Ian. Ian perchè nel frattempo un feudatario random (che poi morirà in maniera molto opportuna) ne ha notata l'astuzia, intelligenza (non ci provare, non sei mica Donna), abilità con la spada e con lo spionaggio (?), e Ponthieu decide di usufruirne. 

E ne aveva ben donde, perché il malefico fratello voleva complottare di nuovo, per:
a) il trionfo dei suoi ideali e la morte del fratello;
b) la sua morte nel tentativo, e la morte del fratello;
e i monaci che si era portato dietro non erano veri monaci!, e prevedeva di far sposare la Isa al figlio del suo perfido mentore, ragion per cui la sera Isa a 'sto tizio se lo ritrova addosso, e mentre cerca di difendersi arriva Ian che la salva, uccide l'aggressore e uccide anche Jean - ed ecco, le lune si sono allineate.

La notizia del complotto si era più o meno sparsa, nel frattempo, tanto da spingere Daniel a raggiungere l'amichetto, e c'è un processo. E quella vecchia volpe di Ponthieu, per evitare che la rovina dalle lunghe dita lo raggiunga, ingiunge a Ian di fingersi suo fratello e insieme negano ogni accusa. E il gioco regge, perché il diabolico ragazzo si era sempre tenuto oscuramente appartato, mai mostrando il suo viso ai raggi dell'onesto sole, mai conversando con alcuno... ed è alto, e avendo passato anni in monastero si presume sia anche colto, e Ian è tutte queste cose, nonché tanto ma tanto in gamba, o almeno così dicono: infatti, ecco che tutti inneggiano al Falco del Re, visto che l'Autrice dice che Ian ha l'occhio di falco, ed ecco che Ponthieu si guarda intorno, si ricorda di Isa, si ricorda che va sposata, e lo ordina a Ian - d'ora innanzi noto come conte Jean, Falco del Re, Falco d'Argento (perchè il castelletto di Isa si chiama Chatel Argent) o semplicemente Falco, come un motociclista anni '70.

Ian, allora, che con i vostri neuroni ci sta facendo l'idromele, è disperato, perchè lui ama l'Angelo, l'Angelica Dama, l'Angelo In Un Castello D'Argento (ultime righe del libro), insomma Isa, e vorrebbe tanto sposarla, ma cosa fare, Isa mica lo conosce, mica lo ama, a lui, lui che è giusto un bel pezzo di figo che l'ha salvata due volte, è osannato dal mondo e sa pure leggere e scrivere, e quindi ad un certo punto si fa una chiacchierata con Isa sotto a un pergolato, e le rivela tutto il suo traboccante amore, e di come sia disposto a non sposarla, se lei non lo ama!
Il che lascia Isa mezza sconvolta. Perchè le parrebbe un offesa ben grande, penserei io, l'esser respinta con tante belle parole dal primo sfigato che s'è portata in casa, o perchè le parrebbe una bastardata l'esser salvata da un matrimonio forzato, l'esser tirata fuori dal matrimonio prospettato, e l'esser anche calciata via dal terzo matrimonio...
Ma io non sono l'Angelica, e non posso sapere cosa le frulla per la testa: Isa è sconvolta perchè, signore e signori, anche lei lo ama tanto <3, e se lo vuole sposare eccome.

Il che mi fa pensare di nuovo a Ursus e alle fragili fanciulle di turno, ma andiamo avanti.

Si amano, quindi, ma prima di convolare a giuste nozze c'è il torneo. Il cattivissimo tizio che all'inizio del libro strepitava all'Isa mascherata da pezzente, ovvero lo sceriffo Derangale, non ha mai creduto a quel che gli hanno raccontato, ovvero che lei fosse una nobile scappata a dei briganti (briganti politicizzati, in realtà - erano fiamminghi) e travestita da serva per passare inosservata, e che lui fosse il conte cadetto suo promesso, travestito anch'egli... O meglio, a che Isa fosse Isa, ci crede, perchè per grazia divina poi si rende conto che era proprio lei, ma a Ian, anzi Jean, non ci crede proprio, e dopo il processo sfida Ian a combattere contro di lui al torneo. Modello ordalia, per capirci.

Al torneo, Ian fa squadra con altri tre sfessati, conosciuti poco prima:
- Henri Grandprè, delicato diciottenne tutto candore e meraviglia, nel senso che Ian lo guarda adorante di lontano, perchè il fanciullino crescendo farà cose grandi;
- Etienne de Sancerre, un bel figone feudatario dal carattere aperto e solare, brillante e impulsivo (il Naruto della situazione), e che inizia a fare il filo a Donna, appena recuperata dalle suore, e spacciata per pupilla di Ian;
- Henri de Bar, migliore amichetto di Etienne, il suo completo opposto (Sasuke, ma con un passato più allegro), algido e silenzioso, tsundere riservato ma sincero, che Ian etichetta subito come leale & affidabille.
Ecco, il crudele sceriffo e il di lui compagno d'armi (un tizio chiamato Geoffrey Martewall, qui solo un nome, ma nel prossimo volume ne vedrete delle belle) fanno a fettine gli Henri, e Ian si mette a strillare come un ossesso, e mentre Etienne sbaraglia Martewall, lui ha con lo sceriffo un epico scontro tipo Jack Sparrow contro il capitano dell'Olandese Volante, e altrettanto lungo.
Vince Ian, ovviamente, quindi cosa fatta a capo va, lui sposa Isa e poi va in guerra con Daniel e gli amichetti; in guerra Daniel, arrivatoci come scudiero di Ian, salva la vita al re e si fa nominare cavaliere - il che porta ad un lungo divertissement a proposito del suo cognome.

Per la cronaca, Daniel e fratellino sono "i figli di un uomo a cui Jean deve tanto, ma non dirà di più" e Jodie è la dolce promessa sposa di sir Daniel; per Ponthieu e quel feudatario che scoprì i talenti di Ian e decise poi di levare il disturbo, il gruppetto viene "dalle isole oltre la Scozia"; per Isa, che era riuscita a estorcere a Martin qualche bofonchiata a proposito di macchine e America, vivono in un curioso paese oltre le Colonne d'Ercole.

All'incirca nel periodo della guerra, si ritrova anche Carl, che meraviglia delle meraviglie riesce ad attivare alcuni dei comandi del videogioco, ma non a tornare indietro, cosa che invece riuscirà agli altri, e quindi si può parlare del ritorno a casa, ma *rullo di tamburi* ricompaiono i falsi monaci del seguito del perverso conte cadetto, pugnalano Ian e danno fuoco alla catapecchia in cui si trovava; accorrono Donna, Daniel e Isa - che ha il tatto di svenire - e Donna dice a Daniel che deve riportare Ian nel nostro secolo, altrimenti le cure medioevali non riusciranno a salvarlo.

Donna gli dice di riportarlo, perché allo stesso modo in cui Ian aveva deciso di restare, anche lei non voleva tornare in America, per amore di Etienne. Come darle torto.

Tutti tornano a casa, Donna esclusa, e scopriamo qualcosa di curioso.
C'era stato un attentato terroristico e la casa dei Freeland era stata colpita, Ian si risveglia in ospedale e pensa di essersi sognato tutto, ma poi entra il colonnello e gli chiede cosa caspita abbia mai combinato in Francia, visto che ha sulla schiena dei segni di frusta - e Ian quasi piange di gioia.

Non può tornare da Isa, però, e le lacrime mutano natura.

Passano due anni, Daniel da studente passa a ricercatore, e Ian da dottorando ad acclamato professore universitario (roba da pazzi, aggiungerei); il morale non è dei migliori, e tanto per farsi del male Ian si decide a riprendere in mano il codice miniato dove si era innamorato di Isa, le fa adieu, gira la pagina, e vede un figlio. To', pensa. Si fa un pianto per qualche centinaia di parole, poi gira di nuovo pagina, e vede un altro figlio.
Lì inizia ad inquietarsi, e si dice subito che questo qui dev'essere figlio di qualcun altro, ma... ma no, il secondo raggio di sole francofono viene venduto come secondogenito del Falco d'Argento.

"Tornerò", pensa Ian, e schizza via felice da Daniel e dal secondo libro.



In tutto, circa 700 pagine. I neuroni li andrete cercando a tentoni sul pavimento di una discoteca buia piena di rifiuti e coppiette ancora appartate, ma probabilmente potreste venir catturati nella trama, e in fondo i libri successivi, illuminati da Geoffrey Martewall - che Daniel vede come un cavaliere dell'Apocalisse, in una memorabile riga - sono molto più appassionanti. Nel senso che il secondo è piaciuto anche a me, e nel terzo, in cui Ian chiude in gloria con un'altra lunga macerazione di lagne et lamenti nel pestello del suo cervello, mi ha un po' scocciata, ma pazienza.










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